Modalità, termini, condizioni, quanto dura la pratica e che fare se il Comune rifiuta la residenza.

In generale, la normativa in vigore prevede che, quando ci si trasferisce in un nuovo Comune, un componente maggiorenne della famiglia deve recarsi entro 20 giorni dal trasferimento all’Ufficio anagrafe del nuovo Comune e richiedere l’iscrizione anagrafica per sé e per la propria famiglia.

Prima di compilare la richiesta di residenza, l’ufficiale di anagrafe chiede al cittadino di dichiarare gli estremi della sua patente e il numero di targa degli autoveicoli, delle motociclette e di altri veicoli in possesso della famiglia. Ciò al fine di ottenere il cambio di indirizzo su patenti e libretti di circolazione.

A differenza che in passato, non è più necessario recarsi personalmente presso gli uffici della Motorizzazione Civile per ottenere la variazione di indirizzo su patenti e libretti. Sarà sufficiente attendere che arrivino per posta a casa propria i talloncini adesivi con l’indirizzo da applicare sui documenti di circolazione.

Per la vera e propria richiesta di residenza è necessario presentare un documento d’identità valido e il numero di codice fiscale di tutti i componenti della famiglia.

Nel caso in cui il richiedente sia un cittadino straniero servono anche il permesso di soggiorno e il passaporto.

La richiesta, compilata con tutti i dati anagrafici delle persone della famiglia, viene trasmessa dall’impiegato dell’anagrafe al Corpo di Polizia Municipale. I Vigili Urbani, quindi, accerteranno se il cittadino risiede realmente e abitualmente dove dichiarato recandosi di persona all’indirizzo fornito dalla famiglia.

Una volta che le persone che hanno chiesto la residenza sono state rintracciate dai Vigili Urbani nella nuova abitazione, la richiesta (la cosiddetta pratica d’immigrazione) viene spedita d’ufficio all’anagrafe del Comune di precedente residenza. Quest’ultimo provvderà a confermare i dati anagrafici delle persone e a cancellarle dal proprio registro della popolazione.

La richiesta viene, quindi, restituita al Comune di nuova residenza che potrà procedere a inserire la famiglia nello schedario dei residenti.

 

Quanto dura la pratica e da quando si viene considerati residenti?

L’intero procedimento dura, in genere, dai 20 ai 60 giorni, ma la nuova residenza decorre dal giorno in cui ci si presenta in anagrafe per compilare la richiesta.

Ed è questa la data da ricordare nel caso in cui si abbia la necessità di autocertificare la nuova residenza (per esempio all’ENEL per evitare l’applicazione della sovrattassa per l’utente non residente).

 

Il Comune può rifiutare la residenza?

ln base agli accertamenti effettuati dalla Polizia Municipale, l’ufficiale dell’anagrafe può giungere alla conclusione che, nel caso specifico, non vi siano elementi che provino che la persona risieda effettivamente dove ha dichiarato di abitare. ln questo caso l’ufficiale di anagrafe emetterà un provvedimento di diniego di residenza che viene comunicato all’interessato al suo vecchio indirizzo.

 

Che fare se il Comune nega il cambio di residenza?

L’interessato ha 30 giorni di tempo per impugnare questa decisione facendo ricorso al Prefetto.

Si tenga presente che i Comuni esaminano le richieste di trasferimento con sempre maggiore attenzione al fine di non accogliere istanze che abbiano finalità illecite. Vi sono, infatti, persone, che tentano di spostare la propria residenza anagrafica allo scopo di godere di riduzioni o agevolazioni fiscali o di altro tipo o, addirittura, allo scopo di sfuggire ai propri creditori.

 

In caso di diniego di residenza si può presentare una nuova domanda?

Nulla impedisce a chi ha già ottenuto un rifiuto di presentare una nuova richiesta.

Tuttavia, per evitare contrattempi, è meglio recarsi in Comune quando il trasloco al nuovo indirizzo sia già avvenuto e, quindi, la Polizia Municipale possa concretamente accertare che il trasferimento sia avvenuto realmente e non si tratti di uno spostamento fittizio di residenza (che, ovviamente, non è consentito dalla legge).